15 gennaio, 2010
Falò di Sant'Antonio
Ogni anno il 17 gennaio a Cusago, come nel resto d’Italia, si festeggia la festa di Sant’Antonio Abate con il tradizionale falò, organizzato dall’Amministrazione Comunale con il supporto di diverse associazioni, tra cui la Federazione Italiana Caccia, e grazie alla disponibilità della Cooperativa Edilizia Cusaghese che mette a disposizione il luogo di ritrovo.
Anche quest’anno infatti l’appuntamento sarà in Piazza Kennedy per celebrare tutti insieme questa antica tradizione, a partire dalle ore 20.00 con salamelle e vin brulé.
Grandi e bambini potranno inoltre assistere dalle ore 21.00 allo spettacolo del grande fuoco, alimentato dalle fascine di legna per scacciare i guai e le malvagità e per favorire un buon raccolto, come vuole la tradizione contadina.
I festeggiamenti legati al Santo sono oggi molti e diversi, ma proprio questa tradizione li accomuna tutti: il falò. Ovunque, durante la festa di Sant’Antonio Abate si accende un rogo propiziatorio, in cui buttare oggetti vecchi, biglietti con il nome dell’amato e dell’amata o semplicemente trarre buoni auspici per la primavera in arrivo, osservando le fiamme innalzarsi.
Il fuoco come elemento purificatore, per questo le ceneri del falò di sant’Antonio venivano conservate e usate per allontanare le malattie e per preservare le colture. Il fuoco anche come prevenzione e protezione, tanto che Sant’Antonio Abate è oggi protettore dei pompieri.
Considerato il fondatore del monachesimo cristiano, Sant’Antonio, condusse la sua vita in preghiera, povertà e castità, e divenne famoso per il motto Ora et labora della regola benedettina. Morì il 17 gennaio 357.
Le sue reliquie, in seguito ad un lungo viaggiare, furono stabilite in Francia a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore. Si narra che all’epoca della traslazione delle spoglie si siano verificate miracolose guarigioni da una delle ricorrenti epidemie di “fuoco sacro”, conosciuto poi come “fuoco di Sant’Antonio”, malattia che causa di forti bruciori e dolori.
Per venerarne le reliquie, cominciarono così ad affluire nella chiesa folle di malati tanto che per accoglierli fu ben presto necessario costruire un ospedale, gestito dagli Ospitalieri di Sant’Antonio, che erano soliti lenire le sofferenze dovute a questa affezione applicando del grasso di maiale.
Nella religiosità popolare Sant’Antonio è diventato così patrono del bestiame, dei macellai e dei salumieri, oltre che di molte altre attività artigianali.